Il tesserino regionale e la legge sulla raccolta in Sardegna: cosa c’è da sapere oggi

La Sardegna vanta un patrimonio ipogeo di straordinario valore. Dalle foreste di leccio del Supramonte fino ai boschi del Mandrolisai e della Giara, il Tuber melanosporum (tartufo nero pregiato), il Tuber aestivum (scorzone) e il Tuber borchii (bianchetto) trovano nei nostri suoli calcarei e vulcanici un habitat d’eccellenza.

Negli ultimi anni, l’interesse verso la cerca e la tartuficoltura nell’isola è esploso. Questo ha reso indispensabile la creazione di un quadro normativo dedicato: la Legge Regionale 23 ottobre 2023, n. 10 (“Disciplina della raccolta e coltivazione dei tartufi e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale”).

Tuttavia, tra il testo di legge e la sua applicazione pratica esiste un “vuoto normativo temporaneo” che ogni appassionato o raccoglitore deve conoscere bene.

La Legge Regionale n. 10/2023: cosa prevede sulla carta

La norma regionale ha introdotto principi fondamentali per proteggere le tartufaie naturali dell’isola e regolamentare l’attività. Tra i punti chiave:

  • Obbligo di abilitazione: La cerca e la raccolta dei tartufi sono consentite esclusivamente ai soggetti in possesso dell’apposito tesserino di idoneità.
  • Esame di idoneità: Il tesserino viene rilasciato previo superamento di una prova valutativa su biologia del tartufo, tecniche di raccolta, normativa e riconoscimento delle specie.
  • Modalità di raccolta: Resta l’obbligo tassativo di utilizzare cani addestrati e lo zappetto (o vanghetto), con l’obbligo di riempire immediatamente le buche scavate.

Stai pensando di impiantare una tartufaia?

Ho preparato una guida gratuita con le 10 cose che devi sapere prima di iniziare. Lascia la tua email e te la mando subito.

La situazione attuale: perché la raccolta è di fatto aperta a tutti?

Nonostante la legge sia stata approvata, la Regione Sardegna non ha ancora completato l’iter organizzativo per l’attivazione delle commissioni d’esame e per l’erogazione dei corsi preparatori.

Di conseguenza, ad oggi:

  1. Non è possibile sostenere l’esame di abilitazione in alcuna provincia sarda.
  1. Non vengono rilasciati i tesserini regionali ai residenti nell’isola.

Cosa significa per chi va a tartufi oggi?

In assenza del sistema di abilitazione e dei relativi tesserini regionali, la raccolta spontanea non può essere sanzionata per mancanza di tesserino locale. Di fatto, l’attività è momentaneamente accessibile a tutti, fermo restando il rispetto inderogabile delle norme nazionali di tutela ambientale (L. 752/85), dei periodi di raccolta delle singole specie e del divieto di scavo con attrezzi agricoli impropri.

Buone pratiche per il tartufaio sardo: etica e tutela del territorio

Anche in questo periodo transitorio, chi va per boschi ha la responsabilità di proteggere la risorsa naturale. Ecco le tre regole d’oro da seguire sempre:

RegolaAzione correttaErrore da evitare
Uso del caneUtilizzare solo cani addestrati che individuano il tartufo maturo.Zappare il terreno a caso (“zappatura a striscio”), distruggendo il micelio.
Cura del suoloRicoprire subito la buca con la stessa terra rimossa.Lasciare le buche aperte, esponendo le radici e il micelio al secco.
Rispetto dei fondiRaccogliere nei boschi liberi o chiedere il permesso nei fondi privati.Entrare in tartufaie coltivate o delimitate da tabelle di riserva.

Coltivare anziché raccogliere: la vera opportunità in Sardegna

Se la raccolta spontanea soffre di incertezze burocratiche e di una pressione antropica crescente nei boschi pubblici, la tartuficoltura coltivata rappresenta la vera svolta economica per il territorio sardo.

Creare una tartufaia coltivata consente di:

  • Esercitare il diritto esclusivo di raccolta sul proprio terreno (recintato e tabellato).
  • Produrre tartufi di alta qualità (Tuber melanosporum) in modo programmato e sicuro.
  • Valorizzare terreni agricoli marginali o calcarei poco redditizi per altre colture.

Vuoi realizzare una tartufaia redditizia in Sardegna?

Non aspettare la burocrazia per investire nel tuo futuro agricolo. Analizziamo il tuo terreno (pH, calcare attivo, tessitura) e individuiamo le piante simbionti (leccio, roverella, nocciolo) ideali per il tuo microclima.

👉 [Richiedi una Consulenza Specialistica al 3393489968]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto